Secchezza oculare e schermi: capire, riconoscere e alleviare
Pizzicore a fine giornata, sensazione di sabbia, vista che si annebbia davanti al computer: la secchezza oculare legata agli schermi è diventata uno dei motivi di visita più frequenti in oftalmologia. Questo articolo aiuta a comprenderne il meccanismo, a riconoscere i propri sintomi e ad adottare soluzioni concrete, fondate sui dati scientifici attuali.
CAPIRE
Capire la secchezza oculare legata agli schermi
La secchezza oculare è definita dal consenso internazionale TFOS DEWS II come una malattia multifattoriale della superficie oculare, caratterizzata da una perdita di omeostasi del film lacrimale e accompagnata da sintomi oculari (Craig et al., The Ocular Surface, 2017). Tre meccanismi principali entrano in gioco quando si fissa uno schermo.
L’ammiccamento diminuisce. In condizioni normali si ammicca circa 15-20 volte al minuto. Davanti a uno schermo questa frequenza cala in modo marcato, a volte della metà, e gli ammiccamenti diventano spesso incompleti. Ogni ammiccamento completo ha però due funzioni essenziali: distribuire il film lacrimale sulla cornea ed esprimere il contenuto lipidico delle ghiandole di Meibomio, situate nel bordo delle palpebre.
Il film lacrimale evapora più in fretta. Lo strato lipidico, prodotto dalle ghiandole di Meibomio, è ciò che impedisce alle lacrime di evaporare. Quando è insufficiente o di scarsa qualità si parla di disfunzione delle ghiandole di Meibomio (DGM), meccanismo dominante nella secchezza oculare evaporativa (Bron et al., The Ocular Surface, 2017).
Lo sguardo fisso e l’ambiente aggravano l’evaporazione. Riscaldamento, aria condizionata, aria secca, schermo posizionato troppo in alto che apre maggiormente la rima palpebrale: tutti questi fattori accelerano la destabilizzazione del film lacrimale. È ciò che viene chiamato computer vision syndrome, o sindrome da affaticamento visivo digitale (Sheppard & Wolffsohn, BMJ Open Ophthalmology, 2018).

SINTOMI
Riconoscere i segnali: mi riguarda?
I sintomi compaiono spesso a fine giornata e si attenuano nel fine settimana. Può avvertire:
- Sensazione di sabbia, di granello di polvere, di bruciore nell’occhio
- Pizzicore, prurito, arrossamento delle palpebre o della congiuntiva
- Visione offuscata intermittente, che migliora dopo un ammiccamento
- Lacrimazione paradossa: l’occhio secco innesca per riflesso una lacrima acquosa, poco efficace
- Affaticamento visivo, mal di testa frontale a fine giornata
- Maggiore sensibilità alla luce o al vento
- Difficoltà a portare le lenti a contatto oltre qualche ora
- Palpebre pesanti al risveglio, croste o secrezioni sul bordo ciliare
Se diversi di questi segnali la riguardano da più di qualche settimana, è opportuna una visita per caratterizzare il tipo di secchezza e adattare il trattamento.
Perché il telelavoro aggrava il problema?
Diversi fattori specifici del lavoro da casa (smart working) si sommano. Le giornate di videoconferenza prolungano il tempo di schermo continuo, spesso senza le pause naturali di un ufficio open space (spostamenti, riunioni in presenza, scambi di corridoio). Le postazioni domestiche sono raramente ergonomiche: schermo del portatile troppo basso, luce mal orientata, assenza di un secondo monitor, distanza di lettura troppo ravvicinata.
Le indagini condotte dopo la diffusione del telelavoro hanno confermato un aumento marcato dei sintomi di affaticamento visivo digitale e di secchezza oculare negli utilizzatori intensivi di schermi, in particolare oltre le quattro ore continuative al giorno (Sheppard & Wolffsohn, BMJ Open Ophthalmology, 2018).
A questo si aggiungono, d’inverno, l’aria secca dovuta al riscaldamento e, d’estate, l’aria condizionata diretta. Le donne in menopausa, i portatori di lenti a contatto e le persone in terapia con alcuni farmaci (antistaminici, antidepressivi, isotretinoina) sono più esposti (Stapleton et al., The Ocular Surface, 2017).
DIAGNOSI
La diagnosi durante la visita
La valutazione di una secchezza oculare segue un percorso strutturato, raccomandato dal consenso TFOS DEWS II (Wolffsohn et al., The Ocular Surface, 2017). Durante la visita utilizzo diversi strumenti complementari.
Il questionario OSDI (Ocular Surface Disease Index) quantifica il disturbo funzionale su 100 punti e permette di seguire l’evoluzione in corso di trattamento.
Il tempo di rottura del film lacrimale (BUT) misura, alla lampada a fessura con fluoresceina, il tempo che il film impiega a destabilizzarsi dopo un ammiccamento. Un BUT inferiore a 10 secondi orienta verso una secchezza evaporativa.
Il test di Schirmer quantifica la produzione acquosa delle lacrime tramite una strisciolina graduata posta nel fornice congiuntivale.
L’esame dei bordi palpebrali e la meibografia permettono di valutare la disfunzione delle ghiandole di Meibomio: aspetto degli orifizi, qualità del meibum espresso, atrofia ghiandolare visibile con l’imaging a infrarossi.
La colorazione vitale (fluoresceina, verde di lissamina) ricerca lesioni epiteliali della cornea e della congiuntiva.
Questa valutazione distingue i due grandi meccanismi: secchezza acquosa (deficit di produzione) e secchezza evaporativa (DGM, meccanismo dominante in chi usa a lungo gli schermi). Da questa caratterizzazione discende un trattamento mirato.
Le soluzioni terapeutiche
Igiene palpebrale e calore
È la base del trattamento della DGM, da praticare quotidianamente. Un impacco caldo mantenuto 5-10 minuti (40-42 °C, maschera riscaldante riutilizzabile) ammorbidisce i tappi lipidici. Un massaggio delicato del bordo palpebrale, dal naso verso la tempia, aiuta a esprimere il meibum. Una detersione con una soluzione dedicata a pH neutro elimina i detriti e la flora che colonizzano le ciglia. Questa routine, prescritta e spiegata correttamente, migliora in modo duraturo il comfort nella grande maggioranza dei casi (Jones et al., The Ocular Surface, 2017).
Lacrime artificiali: come sceglierle?
Non tutte le lacrime artificiali sono uguali. I principi da seguire:
- Preferire le monodose senza conservanti se le instillazioni superano le 4 al giorno. Il cloruro di benzalconio, conservante storico, è a sua volta tossico per la superficie oculare se usato a lungo.
- Scegliere la composizione in base al meccanismo: lacrime a base di acido ialuronico per la forma da deficit acquoso, lacrime con fase lipidica (gocce contenenti fosfolipidi o emulsioni oleose) per la secchezza evaporativa.
- Adattare la viscosità alla gravità e al momento della giornata: gel più viscosi per la notte, soluzioni fluide per il giorno.
L’instillazione va fatta prima che compaia il fastidio, non dopo. Un’instillazione preventiva prima di una videoconferenza prolungata dà spesso un comfort più duraturo rispetto a un uso di ripiego a fine giornata.
Trattamenti mirati
Quando l’igiene palpebrale e le lacrime artificiali non bastano, esistono diverse opzioni:
- Ciclosporina collirio 0,1%: immunomodulatore prescritto nelle forme gravi con componente infiammatoria, come terapia di fondo per diversi mesi.
- IPL (luce pulsata intensa): sedute eseguite in studio, mirate all’infiammazione delle palpebre e alla stimolazione delle ghiandole di Meibomio. Indicata nelle DGM resistenti.
- LipiFlow / termopulsazione: tecnica di spremitura meccanica delle ghiandole di Meibomio sotto calore controllato.
- Tappi lacrimali (punctum plug): micro-tappi inseriti nei puntini lacrimali per rallentare il deflusso delle lacrime, nelle forme da deficit acquoso.
- Siero autologo: collirio preparato a partire dal sangue del paziente, riservato alle forme gravi.
La scelta del trattamento dipende dal meccanismo identificato e dalla gravità. Nessuno di questi trattamenti è banale: tutti richiedono una prescrizione e un monitoraggio.
Quando rivolgersi allo specialista senza attendere?
Se il fastidio diventa quotidiano, se disturba il lavoro o la lettura, se si accompagna a un calo della vista, non aspetti mesi. Una secchezza non trattata può evolvere verso cheratiti superficiali ed erosioni corneali recidivanti, e alterare in modo duraturo la qualità ottica della cornea.
I miei 5 consigli pratici per la postazione di lavoro
- Regola del 20-20-20: ogni 20 minuti, guardare a 20 piedi (6 metri) di distanza per 20 secondi. Questo semplice promemoria ripristina un ammiccamento completo e rilassa l’accomodazione.
- Posizionare lo schermo 10-20 cm sotto il livello degli occhi. Uno sguardo leggermente abbassato riduce la superficie oculare esposta all’aria e diminuisce l’evaporazione lacrimale.
- Umidificare l’ambiente. Un umidificatore d’inverno, ed evitare d’estate un flusso di aria condizionata diretto sul viso, fanno una differenza concreta.
- Bere a sufficienza. Una corretta idratazione generale (indicativamente 1,5-2 litri d’acqua al giorno) sostiene la produzione lacrimale.
- Fare pause di ammiccamento. Più volte all’ora, chiudere gli occhi con forza per 2 secondi, poi ammiccare 5 volte lentamente. Questo esercizio esprime meccanicamente le ghiandole di Meibomio.
Se porta lenti a contatto, le alterni con gli occhiali nelle giornate di schermo prolungato. Le lenti aggravano spesso la secchezza perturbando la stabilità del film lacrimale.

TRATTAMENTO
Secchezza oculare e chirurgia refrattiva: quello che c’è da sapere
La secchezza oculare è uno dei fattori determinanti nella scelta di una chirurgia refrattiva. Il LASIK, che crea un lembo corneale, seziona terminazioni nervose della cornea con una denervazione transitoria e può accentuare una secchezza preesistente, soprattutto nei primi mesi. Una secchezza oculare da moderata a grave è quindi una controindicazione relativa al LASIK.
Questo non significa che la chirurgia refrattiva le sia preclusa: altre tecniche (PRK, SMILE, impianti fachici) possono essere discusse in base al suo profilo. È proprio l’oggetto della valutazione preoperatoria, che esamina sistematicamente la qualità del film lacrimale prima di qualsiasi proposta chirurgica. Una secchezza individuata e trattata diverse settimane prima dell’intervento migliora sensibilmente il comfort postoperatorio.
Quando rivolgersi con urgenza?
Alcuni segnali giustificano una visita rapida, senza attendere l’appuntamento abituale:
- Calo improvviso dell’acuità visiva
- Dolore oculare intenso
- Fotofobia marcata (incapacità di sopportare la luce)
- Occhio rosso con secrezioni purulente
- Sensazione persistente di corpo estraneo dopo il lavaggio
Questi segnali possono far sospettare una cheratite, un’erosione corneale o un’infezione, che non rientrano più nella semplice secchezza.
FAQ
Domande frequenti
Gli schermi danneggiano gli occhi a lungo termine?
Gli schermi non provocano lesioni strutturali della retina o del cristallino nell’adulto sano. Favoriscono però una secchezza oculare cronica e disturbi funzionali (affaticamento, visione offuscata intermittente) che possono incidere sulla qualità di vita. Una presa in carico oftalmologica permette di prevenire l’evoluzione verso danni corneali.
Gli occhiali anti luce blu proteggono dalla secchezza oculare?
Gli occhiali che filtrano la luce blu sono stati oggetto di revisioni scientifiche che non hanno dimostrato un beneficio chiaro sull’affaticamento visivo o sulla secchezza oculare. La luce blu non è il meccanismo principale in causa. Conviene piuttosto investire in una buona ergonomia e in pause regolari.
Quanto tempo serve per alleviare una secchezza oculare?
Con una routine ben condotta (igiene palpebrale, lacrime adeguate, ergonomia), nella pratica corrente ci si attende un miglioramento netto in 4-8 settimane. Le forme legate a una DGM ormai instaurata richiedono una terapia di fondo più lunga, a volte di diversi mesi.
Le gocce di acqua salata fatte in casa funzionano?
No. La soluzione fisiologica in flacone aperto si contamina rapidamente e le preparazioni casalinghe non riproducono la composizione complessa del film lacrimale. Preferisca lacrime artificiali monodose senza conservanti, formulate per la superficie oculare.
Mi lacrimano gli occhi: non è il contrario della secchezza?
No, è anzi un segno frequente di secchezza. Quando l’occhio è irritato da un film lacrimale instabile, innesca una lacrimazione riflessa, ricca d’acqua ma povera di lipidi e mucine, che evapora altrettanto in fretta. Il trattamento della secchezza fa scomparire la lacrimazione.
Se ho una secchezza oculare, posso comunque valutare un LASIK?
Dipende dalla gravità. Una secchezza lieve e ben controllata non è una controindicazione assoluta al LASIK. Una secchezza da moderata a grave orienta piuttosto verso la PRK o la SMILE, o anche verso un impianto fachico a seconda della sua correzione. La valutazione preoperatoria decide la questione con esami obiettivi.
Meglio rivolgersi a un oftalmologo o al medico di famiglia in prima battuta?
Per una secchezza oculare cronica, l’oftalmologo dispone degli strumenti diagnostici che permettono di caratterizzare il meccanismo (BUT, Schirmer, meibografia) e di adattare il trattamento. Una visita oftalmologica diretta consente una diagnosi mirata e un trattamento adeguato già dal primo appuntamento.
Fonti scientifiche
- Craig JP et al. TFOS DEWS II Definition and Classification Report. The Ocular Surface, 2017. PMID 28736335 — PubMed
- Stapleton F et al. TFOS DEWS II Epidemiology Report. The Ocular Surface, 2017. PMID 28736337 — PubMed
- Bron AJ et al. TFOS DEWS II Pathophysiology Report. The Ocular Surface, 2017. PMID 28736340 — PubMed
- Wolffsohn JS et al. TFOS DEWS II Diagnostic Methodology Report. The Ocular Surface, 2017. PMID 28736342 — PubMed
- Jones L et al. TFOS DEWS II Management and Therapy Report. The Ocular Surface, 2017. PMID 28736343 — PubMed
- Sheppard AL, Wolffsohn JS. Digital eye strain: prevalence, measurement and amelioration. BMJ Open Ophthalmology, 2018. PMID 29963645 — PubMed
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Avvertenza
Questo articolo ha finalità informative. Un parere oftalmologico personalizzato resta indispensabile per qualsiasi decisione terapeutica.
Da leggere anche: Allergia oculare di primavera: riconoscerla e alleviarla, un’altra causa frequente di fastidio della superficie oculare.
Redatto e revisionato dal Dr Moïse Tourabaly, chirurgo oftalmologo refrattivo — già Chef de Clinique (CHNO des Quinze-Vingts).
Ultimo aggiornamento: 1 January 1970