Cataratta e diabete: operare al momento giusto

Chirurgia della cataratta in un paziente diabetico: cristallino artificiale e precauzioni retiniche

Nel paziente diabetico la cataratta compare spesso prima e si opera secondo gli stessi principi validi per tutti, ma con precauzioni aggiuntive. Il momento giusto per intervenire non dipende solo dal disturbo visivo: tiene conto dell’equilibrio del diabete, dello stato della retina e della possibilità di continuare a sorvegliarla. Capire queste particolarità aiuta ad affrontare con serenità la decisione operatoria insieme al proprio oculista.

Risposta diretta: operare quando il disturbo si installa, a condizione che il diabete e la retina lo permettano

Da ricordare. La chirurgia della cataratta è realizzabile nel paziente diabetico. La si prende in considerazione quando la cataratta disturba la vita quotidiana, oppure quando impedisce di sorvegliare correttamente la retina. Prima di operare si cerca un diabete ragionevolmente equilibrato, un esame del fondo oculare recente e l’assenza di una retinopatia proliferante attiva non trattata. Le principali precauzioni riguardano il rischio di edema maculare dopo l’intervento, la scelta dell’impianto e una durata più lunga dei colliri antinfiammatori. Ben preparato, l’intervento dà buoni risultati.

Perché la cataratta compare prima nel paziente diabetico?

Il diabete favorisce un’opacizzazione più precoce del cristallino. L’iperglicemia cronica modifica le proteine del cristallino attraverso un fenomeno di glicazione e ne altera il metabolismo, il che accelera la perdita di trasparenza. In pratica, molti pazienti diabetici sviluppano una cataratta diversi anni prima della popolazione generale, e alcune forme legate al diabete possono evolvere più rapidamente.

I lavori recenti confermano che il diabete è un fattore di rischio di cataratta e che ne influenza il tipo e l’età di comparsa. Questo non cambia la natura dell’intervento, ma spiega perché la questione si ponga spesso in età più giovane.

Quando bisogna operare?

Facoemulsificazione della cataratta in sala operatoria in un paziente diabetico

Due situazioni giustificano di prendere in considerazione l’intervento. La prima è la stessa di qualsiasi paziente: la cataratta disturba la vita quotidiana (guida, lettura, abbagliamento, calo della vista). La seconda è propria del diabete: quando il cristallino diventa troppo opaco, impedisce di esaminare correttamente la retina. Ora, nel paziente diabetico, sorvegliare il fondo oculare ed eseguire un OCT è essenziale per individuare e trattare una retinopatia. Una cataratta che nasconde la retina può quindi giustificare l’intervento, anche se il disturbo percepito resta moderato.

Prima di intervenire si riuniscono, per quanto possibile, alcune condizioni favorevoli:

  • Un diabete ragionevolmente equilibrato, con un obiettivo di emoglobina glicata idealmente inferiore all’8 %, da adattare caso per caso insieme al diabetologo.
  • Un esame del fondo oculare recente e, se necessario, un OCT maculare, per fare il punto sulla retina prima dell’intervento.
  • L’assenza di una retinopatia proliferante attiva non trattata: una retinopatia in evoluzione viene presa in carico prima, perché la chirurgia può favorirne la progressione.

Le precauzioni specifiche per il paziente diabetico

La chirurgia della cataratta nel paziente diabetico segue la stessa tecnica di facoemulsificazione degli altri pazienti, ma alcuni punti richiedono una vigilanza particolare, prima e dopo l’intervento.

  • Una valutazione retinica completa prima dell’intervento, con trattamento preliminare di qualsiasi retinopatia attiva. Il diabete e la retinopatia diabetica aumentano il rischio di complicanze e possono limitare il guadagno visivo: meglio stabilizzare prima la retina.
  • Un rischio maggiore di edema maculare dopo l’intervento. L’edema maculare cistoide postoperatorio è più frequente nel paziente diabetico; richiede una sorveglianza ravvicinata, all’occorrenza con OCT, e un trattamento antinfiammatorio adeguato.
  • Una scelta prudente dell’impianto. In presenza di una retinopatia, gli impianti multifocali diffrattivi sono spesso sconsigliati: possono ridurre il contrasto e la qualità visiva su una retina già fragile. In genere si preferisce un cristallino artificiale monofocale o a profondità di fuoco estesa (EDOF).
  • Colliri antinfiammatori per un periodo prolungato, spesso sei-otto settimane invece di quattro, per limitare il rischio di edema maculare.

La riuscita passa dal coordinamento tra oculista e diabetologo. Il Dr Tourabaly riceve presso il centro Diabet’ (Parigi 13), dedicato alla presa in carico multidisciplinare del diabete, il che facilita l’organizzazione della valutazione retinica e il monitoraggio prima e dopo la chirurgia. La valutazione preoperatoria può essere eseguita in loco o nello studio di Cachan. L’intervento di cataratta, invece, viene praticato presso la Clinique Sainte-Geneviève, dopo questa valutazione completa.

FAQ

Domande frequenti

Il diabete impedisce di operare la cataratta?

No. La chirurgia della cataratta è del tutto realizzabile nel paziente diabetico. Richiede semplicemente una preparazione e precauzioni adeguate, in particolare una valutazione della retina prima dell’intervento e una sorveglianza più attenta dopo.

Serve un diabete perfettamente equilibrato per essere operati?

Un buon equilibrio glicemico è auspicabile, con un obiettivo di emoglobina glicata spesso inferiore all’8 %. Non deve essere perfetto, ma va discusso con il diabetologo per scegliere il momento migliore e limitare i rischi.

Perché sorvegliare la retina prima dell’intervento?

Perché il diabete può colpire la retina. Una retinopatia in evoluzione deve essere trattata prima della chirurgia, perché l’intervento può favorirne la progressione. La valutazione permette anche di prevenire il rischio di edema maculare dopo l’intervento.

Si può impiantare un cristallino artificiale multifocale in un paziente diabetico?

È possibile se la retina è sana, ma in presenza di una retinopatia gli impianti multifocali sono spesso sconsigliati, perché possono ridurre la qualità visiva. Si preferisce allora in genere un impianto monofocale o EDOF. La scelta si decide caso per caso.

Il recupero è più lungo nel paziente diabetico?

Il recupero visivo è spesso analogo, ma i colliri antinfiammatori vengono prescritti più a lungo, in genere sei-otto settimane, e il monitoraggio è più ravvicinato per individuare un eventuale edema maculare.

Dove si svolge l’intervento?

La valutazione preoperatoria viene eseguita nello studio di Cachan o presso il centro Diabet’ a Parigi 13, in collegamento con il Suo diabetologo. La chirurgia della cataratta viene poi praticata presso la Clinique Sainte-Geneviève.

Fonti scientifiche

  1. Ivanescu A, Popescu S, Braha A, et al. Diabetes and cataracts development: characteristics, subtypes and predictive modeling using machine learning. Medicina (Kaunas). 2024;60(12):2114. PMID 39859011.
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  1. The impact of diabetes mellitus and diabetic retinopathy on prognosis and complications after cataract surgery: a retrospective cohort study. Medicine (Baltimore). 2026. PMID 42116355.
  1. Analysis of retinal specialists’ opinions on implanting diffractive multifocal intraocular lenses in eyes with underlying retinal diseases. J Clin Med. 2022;11(7):1836. PMID 35407444.

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Valutazione oculare del paziente diabetico presso il centro Diabet’ (Parigi 13) e nello studio di Cachan · Tel. +33 1 45 47 08 11

Decidere il momento giusto insieme al proprio oculista

Il momento ideale per operare una cataratta in un paziente diabetico si decide dopo una valutazione oculare e un punto sull’equilibrio del diabete. Per parlarne, prenoti un appuntamento con il Dr Moïse Tourabaly, che riceve a Cachan e presso il centro Diabet’ a Parigi 13. La chirurgia viene eseguita presso la Clinique Sainte-Geneviève, in coordinamento con il Suo diabetologo.

Questo articolo ha una finalità informativa e didattica. Non sostituisce una visita medica. La decisione di operare una cataratta in un paziente diabetico deve essere valutata dal Suo oculista, in collegamento con il Suo diabetologo. Fonti: articoli indicizzati su PubMed.

Redatto e revisionato dal Dr Moïse Tourabaly, chirurgo oftalmologo refrattivo — già Chef de Clinique (CHNO des Quinze-Vingts).

Ultimo aggiornamento: 1 January 1970

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