Operati di LASIK vent’anni fa e ora una cataratta: perché il calcolo dell’impianto è più delicato e come si procede
I primi operati di LASIK degli anni Novanta e Duemila raggiungono oggi l’età della cataratta. La loro cornea, rimodellata dal laser, non si misura più come una cornea ordinaria, e le formule classiche per il calcolo dell’impianto sbagliano, quasi sempre nella stessa direzione. Esistono metodi dedicati, sono stati oggetto di meta-analisi e consentono oggi di avvicinarsi alla precisione di una cataratta su un occhio mai operato, a condizione di sapere che l’occhio è stato operato. Ecco che cosa cambia, che cosa deve portare in visita e che cosa ci si può aspettare dal risultato.
CAPIRE
Perché una cornea operata al laser falsa il calcolo?
Il calcolo della potenza di un impianto per la cataratta si basa su due misure principali: la lunghezza dell’occhio e la curvatura della cornea, detta cheratometria. La chirurgia refrattiva non cambia la lunghezza dell’occhio, ma modifica la cornea in un modo che gli apparecchi non prevedono. È qui che nasce l’errore.
Un LASIK o una PRK per miopia appiattisce la faccia anteriore della cornea al centro, su una zona di circa sei millimetri. I cheratometri, invece, misurano la curvatura su un anello di tre millimetri e presuppongono che la faccia posteriore segua quella anteriore secondo un rapporto fisso, quello di una cornea mai operata. Dopo un laser questo rapporto non è più vero: la faccia anteriore è stata appiattita, la posteriore no. L’apparecchio sovrastima quindi la potenza della cornea.
Un errore che va quasi sempre nella stessa direzione
Se la cornea viene misurata troppo potente, la formula assegna all’impianto una potenza troppo bassa. Il risultato è un’ipermetropia postoperatoria: il paziente, che dopo il LASIK vedeva nitido da lontano senza occhiali, si ritrova ad averne bisogno sia per lontano sia per vicino. È la sorpresa refrattiva più caratteristica degli occhi operati al laser, e la revisione di riferimento sull’argomento la indica come la prima causa di insoddisfazione in questa popolazione (PMID 27423631).
Il secondo tranello sta nelle formule stesse. Per prevedere dove si collocherà l’impianto nell’occhio, la maggior parte usa la curvatura della cornea come indicatore: una cornea piatta suggerisce un occhio «piatto», quindi un impianto più avanzato. Dopo un laser per miopia, la cornea è piatta perché è stata scolpita, non perché l’occhio è piccolo; la formula sbaglia una seconda volta. Dopo un laser per ipermetropia, la cornea è stata resa più curva al centro e l’errore si inverte, verso una miopia residua.
Il terzo tranello è più discreto: una cornea operata è spesso meno regolare, con aberrazioni ottiche che non esistono su un occhio mai operato. Non falsano il calcolo, ma influenzano la scelta del tipo di impianto, in particolare la tolleranza a un impianto multifocale.
Perché la cornea operata falsa il calcolo
Gli apparecchi misurano la faccia anteriore della cornea e presuppongono che la faccia posteriore la segua. Dopo un laser per miopia, non è più così.
Cornea mai operata
Le due facce mantengono lo stesso rapporto. La formula lo conosce e calcola correttamente.
Cornea dopo LASIK per miopia
La faccia anteriore è più piatta, la posteriore no. L’apparecchio misura una cornea troppo potente.
Cornea misurata troppo potente
La misura classica vede solo la faccia anteriore e applica un rapporto che non è più vero.
Impianto calcolato troppo debole
Una formula ordinaria compensa una potenza corneale che non esiste.
Ipermetropia dopo l’intervento
Il paziente, che vedeva nitido da lontano dopo il laser, ha di nuovo bisogno di occhiali. Le formule dedicate evitano questo tranello.
Schema didattico, proporzioni esagerate per leggibilità. Dire al chirurgo che l’occhio è stato operato al laser attiva l’uso delle formule adatte.
I METODI
Come si corregge oggi il calcolo
La prima generazione di metodi richiedeva la storia completa: la rifrazione prima del laser, quella ottenuta dopo, le misure della cornea originaria. È il «metodo della storia clinica», a lungo considerato il riferimento. Ha un difetto maggiore: vent’anni dopo quella documentazione non esiste più o non è più affidabile, perché la rifrazione è cambiata con l’età e con l’inizio della cataratta. Una meta-analisi del 2016 ha del resto mostrato che i metodi basati sullo storico prevedevano peggio dei metodi senza storico (PMID 26948792).
Le formule «senza storico»
La formula Haigis-L, pubblicata nel 2008, è stata la prima concepita per fare a meno della documentazione d’epoca: corregge la cheratometria misurata dal biometro a partire da una curva stabilita su 187 occhi operati, e prediceva la rifrazione entro ±0,50 diottrie nel 61% dei casi ed entro ±1 diottria nell’84% (PMID 18812114). Ha aperto la strada alle formule attuali.
La formula Barrett True-K, nella sua versione «senza storico», è oggi la più studiata. Su 88 occhi operati di LASIK o di PRK, dava un errore mediano più basso rispetto agli altri metodi del calcolatore della società americana di chirurgia della cataratta e una quota più alta di occhi entro ±0,50 diottrie (PMID 27006324). Una meta-analisi in rete pubblicata nel 2024 sull’American Journal of Ophthalmology, su 24 studi e 1.172 occhi, la colloca tra i tre metodi più precisi, con la formula OCT e la formula di Masket, davanti alla Haigis-L (PMID 37865389).
Il vantaggio pratico è che è integrata nei biometri moderni. Uno studio della Cleveland Clinic su 143 occhi ha mostrato che il calcolo eseguito direttamente nel biometro con la Barrett True-K dava risultati equivalenti a quelli di un approccio che combina più formule sul calcolatore online, con un errore assoluto medio di 0,36 diottrie dopo LASIK miopico e di 0,41 diottrie dopo LASIK ipermetropico (PMID 35067661). Uno studio cinese su 78 occhi conferma che le formule recenti, EVO e Barrett True-K in testa, si equivalgono quando se ne usano le versioni dedicate (PMID 38848053).
Misurare la faccia posteriore della cornea
I biometri a scansione, come l’IOLMaster 700 utilizzato nello studio di Cachan, misurano ormai la faccia posteriore della cornea e calcolano una «cheratometria totale», che non presuppone più il rapporto fisso tra le due facce. Su 129 occhi operati alla cornea, questa misura associata alla formula di Haigis riduceva l’errore assoluto medio a 0,50 diottrie dopo LASIK miopico, contro 0,72 con la cheratometria classica (PMID 31399324). La formula di Shammas, aggiornata nel 2024 su 495 occhi, raggiunge il 66,7% di occhi entro ±0,50 diottrie, alla pari della Barrett True-K senza storico (PMID 39313859).
Un ultimo approccio misura la rifrazione dell’occhio durante l’intervento, a cristallino rimosso, per regolare in tempo reale la potenza dell’impianto. Su 1.067 occhi operati in 177 centri statunitensi, questa aberrometria intraoperatoria dava risultati un po’ migliori della Barrett True-K (PMID 39720186). È poco disponibile in Francia e non viene utilizzata nello studio.
Come è progredito il calcolo
Quattro generazioni di metodi, dalla più antica alla più recente. Le più recenti non hanno più bisogno della documentazione del laser.
La storia clinica
Servivano la rifrazione precedente al laser e la correzione ottenuta. Vent’anni dopo, questa documentazione spesso manca.
Haigis-L, la prima senza documentazione
Pubblicata nel 2008, corregge la misura della cornea a partire da una curva stabilita su occhi operati.
Barrett True-K, integrata nel biometro
Tra i metodi più precisi in una meta-analisi del 2024, con o senza documentazione d’epoca.
La cheratometria totale
Il biometro misura anche la faccia posteriore della cornea e non presuppone più un rapporto fisso tra le due facce.
Nello studio di Cachan il calcolo combina più formule dedicate sull’IOLMaster 700; i risultati vengono confrontati prima di scegliere l’impianto.
IN VISITA
Che cosa deve portare e che cosa cerca il bilancio
L’informazione più utile si riassume in una frase da pronunciare fin dalla prima visita: «ho subito un intervento laser agli occhi». Un trattamento laser di vecchia data non si vede sempre all’esame, soprattutto dopo una PRK, e la cornea appiattita può passare per una cornea naturalmente piatta. Il chirurgo che lo ignora userà una formula ordinaria, con l’errore descritto sopra. Questa sola informazione attiva l’uso delle formule dedicate.
Molti pazienti non pensano a menzionarlo, proprio perché il laser è riuscito: vent’anni senza occhiali cancellano il ricordo di un intervento. Altri lo hanno subito all’estero, o con una tecnica di cui hanno dimenticato il nome. Poco importa: LASIK, PRK, LASEK o cheratotomia radiale, ognuna lascia la propria firma sulla cornea e ognuna richiede un metodo di calcolo adeguato.
La documentazione d’epoca resta utile quando esiste: la rifrazione prima del laser e la correzione ottenuta permettono di usare le versioni «con storico» delle formule e di incrociare i risultati. Uno studio su 36 occhi che avevano ricevuto un impianto multifocale dopo LASIK mostra che, quando i dati d’epoca sono disponibili, tutte le formule si equivalgono tranne una; senza questi dati, la Barrett True-K senza storico dava l’errore mediano più basso, pari a 0,33 diottrie (PMID 30633788). Una documentazione parziale vale più di nessuna documentazione, ma la sua assenza non è più un ostacolo.
Che cosa portare al bilancio
Una sola informazione cambia il metodo di calcolo. Il resto lo affina.
Senza documentazione d’epoca il calcolo resta possibile: le formule recenti ne fanno a meno.
Il bilancio a Cachan
Il bilancio preoperatorio della cataratta comprende, per questi occhi, la biometria con IOLMaster 700 con cheratometria totale e la topografia corneale, che mappa la zona trattata, il suo centraggio e la sua regolarità. La topografia dice anche se la zona ottica è ampia e ben centrata, il che condiziona la scelta di un impianto a profondità di campo, oppure se la cornea è troppo irregolare per questo. Questi due esami si eseguono nello studio di Cachan o presso il Cabinet ophtalmologique Sorbonne Saint-Michel (Paris 5ᵉ), non nello studio di Paris 13.
Il calcolo viene poi eseguito con più formule dedicate, i cui risultati vengono confrontati. Quando convergono, la fiducia è buona. Quando divergono, il chirurgo sceglie con cognizione di causa, spesso puntando a una lieve miopia piuttosto che alla rigorosa emmetropia, perché una piccola miopia si tollera meglio di un’ipermetropia.
Il resto del percorso non cambia: l’intervento si svolge alla Clinique Sainte-Geneviève, a Parigi 14°, dopo una visita anestesiologica, con controlli a G+2, a un mese e a un anno. Gli occhiali definitivi, se necessari, vengono prescritti al controllo del primo mese, oppure da tre a quattro settimane dopo il secondo occhio.
IL RISULTATO
Quale precisione aspettarsi e quale impianto scegliere
Bisogna dirlo chiaramente: anche con i metodi migliori, la precisione resta un po’ inferiore a quella di un occhio mai operato. Sull’insieme degli interventi di cataratta, il registro europeo riporta il 72,7% degli occhi entro ±0,50 diottrie dall’obiettivo (PMID 29685779). Dopo LASIK miopico, le migliori serie si avvicinano al 65-67% (PMID 39313859), e gli studi sugli impianti multifocali dopo laser riportano dal 47 al 62% a seconda delle serie (PMID 32680481, PMID 29685778). Lo scarto si è molto ridotto in quindici anni, ma non è scomparso.
Una precisione che si avvicina alla media degli operati
Quota di occhi che arrivano a meno di 0,50 diottrie dall’obiettivo, secondo le serie pubblicate.
Insieme degli operati di cataratta72,7%
Dopo LASIK per miopia65-67%
Impianto multifocale dopo laser47-62%
La parte chiara di una barra indica l’intervallo tra le serie. Insieme degli operati: registro europeo EUREQUO.
È per questo che il paziente operato al laser deve sapere, prima della cataratta, che una correzione complementare resta possibile: occhiali, oppure un ritocco laser sulla cornea, eseguito alla Clinique Laser Victor Hugo una volta stabilizzata la rifrazione. Nella serie olandese di 77 occhi con impianto multifocale dopo LASIK miopico, il 20,8% degli occhi ha avuto un ritocco laser per una rifrazione residua (PMID 28823437); dopo LASIK ipermetropico, il 22,5% (PMID 29685778).
Multifocale, EDOF o monofocale?
Il paziente operato di LASIK è, quasi per definizione, una persona a cui gli occhiali non piacciono. La tentazione di un impianto multifocale è quindi forte, ed è a volte ragionevole: la serie olandese citata sopra otteneva un’acuità senza correzione media vicina a 7/10 dopo multifocale in ex miopi, con un risultato meno prevedibile oltre le sei diottrie di miopia iniziale (PMID 28823437). Una serie cinese di 21 occhi con impianto trifocale riporta il 90,5% degli occhi entro ±1 diottria e una buona soddisfazione (PMID 32680481).
Ma la cornea operata impone una riserva. Una revisione pubblicata nel 2026 sottolinea che gli impianti a visione simultanea sono più sensibili alle aberrazioni residue di una cornea rimodellata e che la prevedibilità resta minore dopo laser ipermetropico (PMID 42632564). Una revisione del 2025 raccomanda di scegliere l’impianto in base al profilo di aberrazioni della cornea, misurato con la topografia, e considera gli impianti a profondità di campo estesa, e l’impianto monofocale «plus», come opzioni più tolleranti di un multifocale diffrattivo (PMID 40752793).
Un punto rassicura chi è stato operato in passato: il laser non ha fatto nulla all’occhio che renda più rischiosa l’operazione di cataratta in sé. La cornea è più sottile, ma l’incisione per la cataratta si pratica in periferia, fuori dalla zona trattata, e il gesto interno è lo stesso. Ciò che cambia si gioca prima, nel calcolo, e dopo, nell’eventuale aggiustamento.
Domande frequenti
Ho fatto un LASIK: bisogna dirlo prima di un intervento di cataratta?
Sì, è l’informazione che pesa di più sul risultato. Un laser di vecchia data non si vede sempre all’esame e, senza questa informazione, una formula ordinaria calcola un impianto troppo debole, il che lascia un’ipermetropia (PMID 27423631).
La mia cartella del LASIK è andata persa. È grave?
No. Le formule attuali, come la Barrett True-K senza storico o la formula di Shammas, fanno a meno della documentazione d’epoca e figurano tra le più precise negli studi recenti (PMID 37865389, PMID 39313859). La documentazione resta utile per incrociare i risultati, ma la sua assenza non è più un ostacolo.
Quale precisione ci si può aspettare?
Un po’ meno che su un occhio mai operato: le migliori serie riportano dal 65 al 67% degli occhi entro ±0,50 diottrie dall’obiettivo dopo LASIK miopico, contro il 72,7% nel registro europeo su occhi non operati (PMID 39313859, PMID 29685779). Un ritocco o gli occhiali restano possibili.
Si può avere un impianto multifocale dopo un LASIK?
È possibile su una cornea regolare, con una zona trattata ampia e centrata, ed è stato studiato. Il risultato è meno prevedibile che altrove, con un ritocco laser in circa un occhio su cinque nelle serie pubblicate (PMID 28823437). Un impianto a profondità di campo è spesso più tollerante.
E dopo una PRK invece di un LASIK?
Il problema di calcolo è lo stesso: la cornea è stata appiattita in superficie e si applicano le stesse formule dedicate. Gli studi, del resto, accorpano LASIK e PRK (PMID 27006324). Dopo una cheratotomia radiale, più antica, la difficoltà è maggiore e il monitoraggio più prolungato.
Il laser di vecchia data rende più rischiosa l’operazione di cataratta?
No. L’incisione si pratica in periferia della cornea, fuori dalla zona trattata, e il gesto interno è identico. La difficoltà sta nel calcolo dell’impianto prima dell’operazione, non nell’operazione stessa.
Se il risultato non è buono, che cosa si può fare?
Una volta stabilizzata la rifrazione, un ritocco laser sulla cornea, alla Clinique Laser Victor Hugo, corregge uno scarto residuo; gli occhiali restano l’opzione più semplice per un piccolo scarto. Una revisione del 2025 colloca la correzione corneale come prima scelta in questo caso (PMID 40929562).
Consultazioni a Cachan, a Paris 13 e presso lo studio Sorbonne Saint-Michel (Parigi 5°) · Tel. +33 1 45 47 08 11
Fonti scientifiche
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- Kanclerz P, et al. Surgical options for correcting refractive surprise after cataract and lens surgery: review and meta-analysis. J Cataract Refract Surg. 2025. PMID 40929562
Da leggere anche
- L’intervento di cataratta: svolgimento e scelta dell’impianto
- Il bilancio preoperatorio della cataratta
- La topografia corneale
- Il LASIK: principio e svolgimento
Questo articolo ha finalità informativa e non sostituisce una visita medica. Le indicazioni, i benefici attesi e i rischi dipendono da ogni situazione individuale. Per qualsiasi domanda sulla Sua vista, consulti un oculista.
Redatto e revisionato dal Dr Moïse Tourabaly, chirurgo oftalmologo refrattivo — già Chef de Clinique (CHNO des Quinze-Vingts).
Ultimo aggiornamento: 4 October 2026


